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.Scrivere.Leggere.Cantare.Sognare. Yaoi.Yuri.FMA.Sukisho.YGO

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Benzina-Ragni-Vermi-MarySues- -La/gente/ignorante-

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Eels.Gackt.Queen.PinkFloyd.TATU. W Radio 2.SoundTracks.

Leggo

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.Concetto.

Sono nata con la profonda convinzione che uno scrittore non scriveva perchè Poteva o Voleva, ma perchè Doveva. E che non fosse l'Autore a creare i Personaggi, quanto i Personaggi a creare l'Autore. Mi presento: Sono Ichigo Shirogane, e sono Autore e Personaggio, a vostro piacimento.

Crediti

Immagine by "Kingdom Hearts"

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Distribuito da
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"Dive into the heart"
Destati

You awake!
Tighten your hand It is time: you raise

The door will be closed, open it again

Remember the emotion
Then you awake! And you recall

You awake, You awake
Tighten your hand
You awake, You awake
It is time

Once again
Open the door

Then you awake!
And you recall

Hu? What? You do not want it?
That still belongs to you
All that you lost
Will do nothing anymore but one!

-Stringimi-



"E così finalmente ci incontriamo."

Lei sorride appena e gira lo zucchero nel suo caffè. E' freddo da tanto che lo mischia, muovendo il cucchiaino di metallo in un movimento rotatorio che disegna il profilo e il profumo del liquido scuro.

Alza lo sguardo a me, attraverso i riccioli bruni.

"Già. Sono diversa da come mi immaginavi?"

Stavolta sono io a sorridere.

"Si, ma mi piaci così."

Ride. "Sembriamo due innamorati!"

Rido anche io. "Già."

Mi fa una linguaccia. "Infondo l'Oracolo ci ha prescritto il matrimonio, no?"

Bevo con nonchalance il mio caffè nero. "Già."

"Ma dici sempre -già-?"

"Già."

"Mi prendi in giro?"

"Già."

"..."

"Andiamo, sto scherzando."

"..."

"Già."

"Argh, ma io ti strangolo se non la smetti!"

Strilla lei, avventandosi contro il mio collo con una risata. Rido anche io e la abbraccio.

"Mi mancavi tanto"

Lei chiude gli occhi e si stringe contro me.

"Lo so."

"Molto modesta."

"Grazie."

Le accarezzo i capelli bruni, guardandola in quegli occhi neri che tante volte ho immaginato.

"Andiamo?"

"Si."

 

 

"Toy-chan"

"Sì?"

Il suo sorriso pare sbiadito, mi gira la testa e la sua voce è distorta.

"Toy-chan..?"

Tendo una mano alla sua, le mie dita la sfiorano e in un attimo sono nel nulla.

Non sparire.

Non te ne andare.

C'è una cosa che devo ancora ..

Non ti ho ancora detto che..

che..

----

 

Era un sogno.




giovedì, 01 novembre 2007 18:58

SaNcTuArYLiLiTh

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originali, tristi, vorrei donarti la vita eterna

Macabre -FMA Version-



Titolo:Macabre
Capitolo: 1 di ? -Gabbia-
Note:Allora, dovete sapere che prima di dedicarmi anima e corpo a FMA XD scrivevo ff per YGO. E una in particolare era molto piaciuta: Macabre. 4 capitoli terribili e inquietanti, ma che che mi avevano dato molta soddisfazione. Scritta in un periodo in cui ero all'apice della mia felicità, la ripropongo nell mondo di FMA, completamente riscritta, come vedrete. Più avanti posto l'originale. Buona lettura.
Dedicato a: Fuuma.


-Gabbia-


-Fratellone.-
-Si, Al?-
-Dove vai tutte le sere?-



L'aveva rinchiuso in una stanza.
L'aveva chiuso dentro con parole gentili, sordo alle urla e ai pugni contro la porta di legno massiccio.
L'aveva chiuso dentro il suo cuore gettando la chiave nel suo cervello.
-Fratellone, non andrai mai via da me.-


-Piangi?-
Perchè piangi?
Cosa ti fa piangere?
Sono qui per te, fratellone.
-Al, lasciami uscire..-
Bacio sulla guancia, bacio sulla fronte, bacio sull'altra guancia.
-Non posso, mi spiace.-
-Ma perchè? Cosa ho fatto..? Perchè mi odi, Al?-
Rise, gettando all'indietro la gola di umano che aveva finalmente riottenuto.
-Non ti odio affatto, fratellone.-
Bacio sulle labbra.


Ti legherò con corde d'oro.
Ti intrappolerò tra sbarre d'argento e aghi d'acciaio e quando non saprai più che dire ti chiuderò io la bocca con un bacio senza fiato.
Ti toglierò il respiro intrecciandolo tra le mie dita.
Ti ruberò i pensieri per portarli con me la mattina quando vado via.
Ti darò oro e giocattoli ma non riavrai la libertà, fratellone.


-AL!-
Urlò, per l'ennesima volta nel cuore di una notte nera e sorda come le Parche. Urlò battendo i pugni contro la porta finchè le nocche non si sbriciolarono, colando sangue e lacrime.
-AL! APRIMI!-
La voce rauca, il fiato tremante tra il pianto, oh, era ancora così giovane e impaurito.
Si lasciò andare, scivolando lungo la porta.
-Al..-


-Fratellone, dove vai a quest'ora di notte?-
Ed sorrise, portando un dito sulle labbra rosse.
-Shhh-
E uscì.



I capelli biondi, spettinati, lunghi oramai fino alle ginocchia, la testa contro il muro, gli occhi d'oro persi nel vuoto.
-Fratellone?-
Una bocca, una volta rossa come una rosa di sangue, ora pallida e rotta, si serrò mentre i denti torturavano il labbro inferiore, lottando contro le lacrime che volevano fuggire.
Una, spregiudicata come poche, rotolò lungo la guancia, lanciandosi nel vuoto.
Al la vide, avvicinandosi al suo viso con un sorriso.
-Piangi, fratellone?-
Chiese, con voce dolce e sottile. Edward trattenne un singhiozzo.
-Oh, non piangere, fratellone.-
La lingua leccò via la traccia umida della lacrima, scendendo verso il collo per mordicchiarlo piano.
-Non ti farò male.-
Le mani corsero ai suoi pantaloni.


-Fratellone.. Fuori ci sono i tuoni...!-
Aveva sempre avuto paura dei temporali, e il cielo nero di carbone annunciava pioggia e vento con lampi luminosi.
Sempre pauroso, Alphonse.
Vero?
-Fratellone, dove sei?-
La mano di sedicenne corse alla maniglia della porta, spingendola per uscire. I piedi scalzi percorsero il corridoio che lo divideva dal suo fratellone, impolverandosi.
-Fratellone, posso dormire con te..?-
Aprì lentamente la porta della camera di Ed.
-Fratellone..?-
Ma il suo posto era già occupato.

Pioggia.



mercoledì, 31 ottobre 2007 14:36

SaNcTuArYLiLiTh

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Touch My Tears. Touch My World



Il nero ti si addice, Taisa.
Il nero si addice a chi gioca tra vita e morte, a chi gioca a essere Dio, a chi ama solo se stesso.
Il nero si addice a chi brucia tutto ciò che incontra sul cammino, il nero si addice a chi arde il cuore della gente per lasciarlo carbonizzato tra le dita, lievemente luccicante di rosso mentre lento diventa cenere e scompare.
Il nero si addice a chi ha graffiato, bruciando più del metallo bollente, l'anima di Hagane no.
Il nero ti si addice, Taisa.

There's no time for us
There's no place for us


Mentre lui si avvicina, stringendoti in un abbraccio che profuma di sapone bianco e di pelle al sapor di mandorle, mentre ti bacia sfiorandoti le labbra delicatamente e ingenuamente arrossisce, cosa pensi?
A cosa stai pensando?
Stai già immaginando cosa avverrà dopo?
Cosa sussurrerà, cosà dirà quando lo prenderai in braccio, accarezzando con le dita inguantate automails d'acciaio che cigolano lentamente; cosa vedrai riflesso nei suoi occhi innocenti eppure languidi mentre le punte delle dita percorrono la sua pelle scura e vellutata, abbronzata dai numerosi viaggi; e sentirai i suoi ansimi, i suoi "Ti prego" e "Non ti fermare".
Tu hai mai pregato, Taisa?

What is this thing that builds our dreams
Yet slips away from us


Lente le tue mani corrono alla sua camicia bianca, sbottonandola e sfilandola, lasciandola cadere con un fruscio abbandonato sul pavimento. La bocca posa baci delicati e sorrisi assassini sul cuore che batte caldo sotto la sua pelle.
-Sento il battito del tuo cuore.-
Lui arrossisce, e sorride dolcemente.
-Si. E' l'emozione.-
-Per me?-
Annuisce. Ingenuo a credere nella tua, di ingenuità.
Non c'è innocenza dietro le tue parole: solo narcisista tornaconto di vanità perforante.

Who wants to live forever
Who wants to live forever...?


Crede di sapere tutto di te.
La sera si siede con Al davanti alla finestra e parlano per ora, Lui di te, Al di Winry. Lui parla di capelli neri come pece e Al di una chioma lunga e lucente come il grano. Pelle chiara per entrambi, con profumi diversi per persone diverse. Ridono delle coincidenze, sorridono dei piccoli difetti e dei pregi.
Crede di sapere tutto di te.
Crede.

There's no chance for us

Persino mentre fate l'amore, però, non ti togli quei guanti.

It's all decided for us
This world has only one sweet moment
Set aside for us
Who wants to live forever
Who wants to live forever


Perchè non vuoi toccare la sua pelle?
Perchè non vuoi osare?
Perchè non vuoi parlare, non ti vuoi confessare con Lui che ascolterebbe e perdonerebbe, parlerebbe al posto tuo con tutti i tuoi fantasmi pur di farti dormire tranquillo.
Pur di tenerti al suo fianco, pur di non vederti soffrire.
Ma sei egoista, Taisa.
Tutti guardano Lui, mentre lo esibisci come un giocattolino, mentre lo baci sotto gli occhi sbigottiti di Havoc e Furj, mentre lo stuzzichi quando ti fa rapporto.
Lo tieni sotto una campana di vetro esibendolo a un mondo intero che ormai disprezzi.
Perchè Taisa?
Cosa vuoi dimostrare?

Who dares to love forever

Ma certo, tu non oseresti mai.
Non scommetteresti mai il tuo cuore su di Lui.
Eppure Lui l'ha già giocato tante volte, il suo cuore, per te.
L'ha seppellito, riesumato, trasmutato con l'alchimia, ora persino quello è diventato d'acciaio e meccanico come i suoi automails.
I giorni uguali come sono uguali i gesti, intrisi sempre della stessa dolcezza.
E quando lui ti chiede
-E'.. solo sesso?-

When love must die

..Con che coraggio rispondi di si..?

But touch my tears with your lips
Touch my world with your fingertips


Eppure lui sarebbe in grado di guarirti, sarebbe balsamo su ferite aperte, sarebbe pioggia nella siccità, sarebbe tutto quello che hai desiderato durante la guerra di Ishbal. Sarebbe amore.
L'amore è destinato a morire, Taisa.
Tu lo lascerai morire?
E piano baci le sue lacrime portandole via con la lingua, sanno di sale, sono pungenti come gocce di limone, mentre liquidi iride dorate ti fissano con sguardo di animale ferito.
Piano sente le tue dita, ancora inguantate, penetrare nel suo cuore per strapparlo via.

And we can have forever
And we can love forever


Perchè, Taisa?
Sorridi ancora mentre cade e lacrima sangue.
Sorridi ancora mentre Lui ti guarda e non riesce a parlare.
Piangi ancora mentre Lui ti guarda sorride e sussurra
-I..Love..You-

Forever is our today
Who wants to live forever
Who wants to live forever


Il nero ti si addice, Taisa.
Ti si addice davvero come si addice a Lui mentre lo trascinano via legato nel legno scuro.

Forever is our today
Who waits forever anyway?


Il nero si addice all'assassino di Edward Elric, Roy.

.:Owari:.


venerdì, 26 ottobre 2007 21:41

SaNcTuArYLiLiTh

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Shake The Rules Fade Into Black - Chapter 00 part.2



Si avvicinarono in silenzio all'auto di Ran.

Come la sua proprietaria, era una buffa auto decappottabile d'un rosa-fuxia, altamente pacchiano.

Salirono, Ichigo si strinse le braccia come per il freddo. Ma non poteva esserlo, lei non poteva sentire il freddo.

Si sedette sul sedile posteriore, proprio sullo schienale, lasciando che l'auto, partita sotto gli esperti movimenti di Ran, guidasse il vento d'estate a scompigliarle i lunghi capelli castani raccolti in due codine.

Socchiuse la bocca, intonando una canzone.

-How did we have to go this far
You touch my hand and start the car-

Sorrise lievemente. Era una canzone vecchia, che Fuuma era solita cantare nelle spire della sua tristezza di ghiaccio, quando ancora aveva un cuore.

Una canzone dolce che riportava la mente indietro, a 5 anni prima, quando Fuuma aveva 12 anni e vide apparire davanti a sè Ichigo, una piccola amica immortale ed eternamente bambina.

In quel momento in cui nacque davvero decise che per tutta la vita avrebbe amato la sua Orijinaru.

Ma...

-And for the first time in my life, I'm crying-

E ora era lì, seduta in un'auto rosa candito che scivolava dolcemente sull'asfalto, gli occhi fissi sulle stelle che brillavano nel cielo nero notturno e la voce che piangeva silenziosamente.

-Are we in space to we belong
Some place where no-one calls it wrong-

Si chiedeva cosa sarebbe stato, cosa sarebbe successo se il padre di Fuuma, Gozaburo Kaiba, non avesse creato quella piccola bambina per la sua capricciosa e viziatissima figlia, un maschiaccio scontroso sempre con le trecce scompigliate e un cerotto sul naso o sulla guancia, sempre circondata da soldi, bei vestiti e giocattoli, sempre circondata da amici falsi.

Cosa sarebbe successo, se un anno prima, suo padre non le avesse detto che..

-And like the stars we burn away
the miles-

E improvvisamente, come da un paio di settimane ormai, la sua voce si interruppe prendendo sfumature di voce acuta che non le apparteneva, forse era di Fuuma, ma non era in giapponese che parlava, era invece una calda lingua che sapeva di neve e di Russia, di Siberia, che parlava nervosa e scocciata usando la sua bocca come altoparlante.

Ran le sfiorò una mano, fissandola negli occhi color cioccolato, e Ichigo sembrò ristabilire le proprie onde magnetiche.

-How did we have to get this far
It shouldn't have to be this hard-

Gli occhi socchiusi, le labbra leggermente aperte da cui usciva un filo di voce che ancora cantava, e ricordava la voce di Fuuma, i suoi gesti e la sua rabbia verso un padre bastardo -perchè quello era! Un bastardo- che le aveva aperto il cuore con un coltello di circuiti che portava il nome della piccola Ichigo.

-Now for the first time in my life I'm flying
Are we in love? Do we deserve
To bear the shame of this whole world
And like the night we camouflage denial-  

Ran parcheggiò e scesero dall'auto. Erano in un vasto e infinito campo di papaveri, rossi come il sangue nella notte nera che cullava e portava con se la canzone di Ichy e la discussione in russo recuperata da chissà quali dati nascosti nei suoi circuiti. La ragazza dai capelli fuxia come la sua auto si appoggiò alla medesima, accendendosi una sigaretta pescata da una tasca dei suoi blue jeans schiariti e stracciati. Osservava Ichigo, la sua piccola, amata Ichigo che cantava con sguardo perso e infinito, o sfinito..

Ormai mancava così poco.

-How did we ever go this far
You touched my hand and start the car-

Cantò ancora, e Ran accompagnò appena con la propria voce le parole della più piccola. Le nuvolette del fumo condensato accarezzavano leggermente la pelle in lattice della cyborg e lei si sentì stringere il cuore, quando Ichigo le rivolse un sorriso amaro

-And for the first time in my life, I am crying
Are we in love? Do we deserve-

Cantò le ultime frasi di quella melodia

-To bear the shame of this whole world
And like the night we camouflage denial -

 

E come la neve non fa rumore..

E cadde dolcemente tra i papaveri che lesti nascosero il suo viso di bambola..

-BIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIP *ERRORE DI SISTEMA*-

 

To be continued

 

*La canzone cantata da Ichy è Stars delle t.A.t.U.


   




mercoledì, 08 agosto 2007 22:15

SaNcTuArYLiLiTh

commenti (3)

tristi, yuri, ygo , shake the rules fade into black

Shake The Rules Fade Into Black - Chapter 00 part.1



-Facciamo una cosa?-

-Cosa?-

-Cantiamo?-

-Chi?-

-Io e te, Orijinaru.-

-...-

-Dai. Tanto per ridere.-

-Cosa?-

-Una canzone. Quella che scrivesti su Seto-chan.-

-Malchik Gay?! Ma tu sei pazza!-

-Facciamolo! Ti prego, Orijinaru.-

-..Okei.-

Si voltò verso Seto, con un sorriso.

-Prendi la chitarra, facci la base. Anche tu Jemei. Ran, alla postazione!-

Seto ridacchiò, al ricordo di quella canzone. Malchik Gay.. Ragazzo Gay. Quella stronza l'aveva scritta mentre era ubriaca, ma alla fine l'aveva cantata e suonata con loro.

Partì con un giro d'accordi, uno strimpellamento. Fuuma acchiappò il microfono e iniziò a cantare, con un sorriso così aperto e gioioso da far girar la testa.

-Malchick Gay, Malchick gay,
Malchick, Malchick gay,-

Attaccò la piccola Ichigo, la sua "Fake", il robot, il cyborg, con il cuore di circuiti e la voce d'angelo dodicenne.

-Malchick gay, Malchick gay,
Malchick gay, Malchick gay, -
E poi insieme, le due voci fuse e amalgamate come acqua e zucchero.

-Malchick gay, Malchick gay,
Malchick gay. Malchick gay,
Malchick .. Malchick, Malchick.-

Silenzio. Solo la chitarra di Seto, le virate alla consolle di Ran e la batteria di Jemei, che esplodeva un solo semplice colpo.

Fuuma chiuse gli occhi.

-Handsome, tender, soft,
why do you look right through me.-

Si avvicinò a poco a poco a lui.

-Thinking, no I cant deny my feelings.-

Si unì Ichy alla sua voce, miscelando voce di donna e voce di bambina.

-Growing, strong I tried
to keep believing, dreaming on.

And every time I see you I cry more,
I want to hold you closer, closer, closer, closer. -

Le voci come un eco ripetevano la stessa parola, mentre Ichy e Fuuma si fissavano sorridenti.

-But you leave me feeling frozen.-

La consolle tremò mentre Ran mixava e la musica che nasceva dalla chitarra di Seto impennò.

-Malchick gay, Malchick gay, I can be all you need.
Wont you please stay with me? Malchick gay, Malchick gay!-

Si tennero per mano, improvvisando un girotondo che scambiò loro i posti, fecero smorfie buffe mentre la vocina dolce di Ichy e quella vitale e allegra di Fuuma saliva di nota in nota.

-Apologies mother please. Malchick gay, Malchick gay.
Can’t erase what I feel. Malchick gay, gay Malchick gay.-

Mimarono due facce dispiaciute fissando Seto, poi premendo le mani sul petto gli lanciarono baci, e risero.

-Malchick gay, Malchick gay, Malchick gay, Malchick, Malchick.-

Fuuma si avvicinò a lui, con fare seducente.

-Choking making motion,
I try to keep on hoping for a way, -
Si chinò su di lui, e Seto quasi sbagliò l'accordo notando la scollatura della camicetta di Fuuma.. L'aveva fatto apposta, ovviamente. Ridacchiando, tornò indietro, accanto a Ichy, per riprendere la strofa insieme.

-a reason for a softer common close
I long for you to hold me like a boyfriend does-

Cantarono insieme, ridendo di Seto rosso come una mela che imbarazzatissimo fissava solo la sua chitarra. Tesero le mani al soffitto e continuarono.

-And though my dream is slowly fading,
I want to be the object, object, object, object,
Of your passions but it's hopeless. -

Ricominciarono il girotondo, mentre il mix di Ran vibrava e i dischi giravano, sibilando leggermente, la chitarra di Seto cantava con loro e Jemei, silenziosa come un'ombra, teneva il ritmo per loro.

-Malchick gay, Malchick gay, I can be all you need.
Wont you please stay with me? Malchick gay, Malchick gay.
Apologies mother please. Malchick gay, Malchick gay.
Can’t erase what I feel. Malchick gay, gay Malchick gay. -

Saltellava Ichy e Fuuma spediva boccacce in direzione di Seto, cantando e ridendo, respirando allegria.

-Malchick gay, Malchick gay, Malchick gay, Malchick, Malchick. -

Le risate crebbero quando Fuuma, con slancio, si gettò ai piedi di Seto simulando una scivolata alla rock'n'roll.

-Oh yeah.-

Chiuse, con voce da Barry White. Ichigo scoppiò a ridere e cadde a terra, tenendosi la pancia.

Anche Fuuma rise, sedendosi a terra, leggermente sudata, con il fedele microfono wireless al fianco. Ran sghignazzava osservando un Seto imbronciato e ancora rosso d'imbarazzo, da dietro la consolle, e Jemei sorrideva pacificamente.

Com'era bello allora.

Quando cantavamo e suonavamo senza pretese, per divertimento.

Quando ogni canzone era un gioco.

Quella...

..Fu l'ultima volta che vidi Fuuma ridere..

 

-To be continued-  

*La canzone Malchik Gay è delle t.A.t.U . I personaggi appartengono ai loro creatori tranne Ran e Ichigo, che sono due mie idee.


 
   




martedì, 31 luglio 2007 13:33

SaNcTuArYLiLiTh

commenti (2)

originali, comiche, ygo , spensierate, shake the rules fade into black

E Tagliarono La Testa Agli Angeli



-Parte Prima- SognoDiMezzanotte

Mi sveglio nel cuore della notte.
Fisso la sveglietta con le fragoline con il quadrante luminoso sul comodino.
Cazzo, sn solo le tre!!
Che soooonnoooo....=____=
Mi rigiro dall'altra parte, in procinto di riaddormentarmi, ma una mano fredda e morbida si posa sulla mia bocca, un'altra passa sul fianco e mi prende in braccio. Chiudo gli occhi, terrorizzata.
Che caspio succede?!!

Il vento gelido mi accarezza le gambe nude.
Cazzo che freddo!!
E ho solo la camicia da notte rosa addosso....=_____=
Cazzo fa fredddooooooooooooooooooooooo ....ç_________ç
-Mio dio.. si gela...-
Alle mie parole una giacca di velluto bianco si abbandona mollemente sulle mie spalle, mi sento improvvisamente al caldo.
Bello...
Mi volto sorpresa. Di chi è sta giacca?
-Ciao.-
Un ragazzo mi fissa.
Occhi blu di ghiaccio si perdono nel cioccolato caldo dei miei.
-Ciao...-
Mugolo, sorpresa. Chi è?
Mi ricordo improvvisamente che mi hanno rapita.. [Tardina la ragazza...=_= Ah, no, quella sn io!O_O"""!!!!]
Mi premo le mani sulla bocca, per trattenere un urlo.
-Calma.-
Fa lui, tranquillo, prendendomi per le spalle.
Tremo.
Fa freddo, sto tipo m'ha rapito, e per giunta ho pure sonno! =____=!
Che bell'inizio!
-Vieni con me.-
Le sue mani passano sotto le mie ginocchia e mi prende in braccio.
Ahhhhh!!! O_O"""!!!
Cavolo cavolo cavolo cavolo!!!
Io...
Io...
Io ADORO ESSERE PRESA IN BRACCIO, CAZZO!!! *_____*
Ma.. Sto tipo che mi ha rapita, come mai mi tratta così dolcemente? O.o
No..
Non vorrà...
ç_____ç NON MI VORRA' MICA SOTTOPORRE A QUALCHE GIOCHINO PERVERSO DA MANIACI?!?!?!
NOOOOOOOOOOOOOOO!!
AIUTOOOOOOOOOOO!!!!! çOç!!!
Stringo forte i pugni sulla sua camicia bianca, mentre dei lacrimoni terrorizzati colano giù per le guance.
-Ehi calmati...O.O""" Sono così brutto?-
-ç_____ç La prego signor maniaco.. Non mi faccia del male!-
-SIGNOR MANIACO?!?!? O__O???-
-Lei mi ha rapito... ç.ç io sn in camicia da notte che per di più è tutta un pizzo e merletti.. ç.ç è così equivocabile..-
- Guarda che hai capito male..-_____- Sn qui per conto della KC...-
-Ah..O.o"" E che è la KC?- [Faccio presente ai lettori che la sottoscritta all'epoca del rapimento nn conosceva YGO e nemmeno la KC v.v]
-^^ Contenta?-
-Guarda, nn ho capito niente, ma domani ho un compito e qnd nn posso seguirti...v.v *faccia da brava scolara con i libri sotto il braccio*-
-Se vieni domani nn dovrai andare a scuola. v.v-
-TI SEGUO! \*____*/ *lancia i libri lontano*-
-O.O""-

Il maniac..ehm, il ragazzo..v.v"" mi porta in braccio ** fino alla sua macchina... O.ò perchè è la sua, vero? O.O"""
-Sali.-
-Se mi tieni in braccio, come salgo?-.- -
-Perfetto.-
Infatti mi scaffa direttamente lui in macchina. -.-""


Dopo un QUARTO D'ORA...
MA DICO IO, DOPO UN QUARTO D'ORA DI MACCHINA!! MA DOVE CAVOLO STA 'STA KC?!?! IN CULONIA?!?! MENOMALE CHE ERA VICINO!

Cmq...

Arriviamo in questa valle del monte -.- e mi trascina nel palazzo ENORME O.O che mi ritrovo davanti.

-Seguimi.-
-Ti sto già seguendo O.ò-
-Seguimi di più.-
- -.-""""-

Mi porta davanti un'enorme porta d'acciaio.
-Ebbene? o.o-
-Entra.-
Mi apre la porta.


E' un laboratorio.
Le cavie fuori di senno sbattono contro le grate delle gabbie e altre tremano, in silenzio, attendendo il loro turno.
Sembra d'essere all'inferno.
-Perchè sono qui?-
Domando.
Sinceramente, non capisco la mia attinenza con questo posto.
-Semplice.-
fa lui, tranquillo.
Apre la porta d'una celletta.
-Sei la nuova cavia umana per gli esperimenti genetici della KC.-
-COSA?!-
Non riesco ad oppormi.
Due secondi, e mi ritrovo rinchiusa nella prigiona vuota e fredda.
-NON VOGLIO!!!-
Urlo.
-Chissenefrega.-
Risponde lui.
Cazzo, ci sn pure cascata!
Quel tipo..
Quei capelli castani profumati di buono..
Quegli occhi azzurri freddi e immobili nelle loro emozioni...
Quelle labbra e quella voce..
Mi piacevano...
Cazzo, cazzo e cazzo!
Ci sn cascata ancora..
-Il tuo nome..-
Mormoro.
-Dimmi almeno il tuo nome.-
-Cyber.-
é la sua risposta.
-Cyber...-
Mormoro, assaporando la sensazione delle lettere sulla lingua.
-Sono Ichigo.-

E ti giuro, che uscirò da qui...
Dovessi ucciderti.

[vedi:http://darksideofth3moon.forumcommunity.net/?t=2259388]




lunedì, 11 giugno 2007 14:36

SaNcTuArYLiLiTh

commenti

ygo , shake the rules, drammatiche

Hashashin



+†+ASSASSIN +†+



Atto 0 : Prologue


Il vento gelido della notte gli carezzò duramente il viso.
Forse più che una carezza somigliava a uno schiaffo su quella guancia incisa nella terracotta dai lineamenti delicati ma marcati.
Si strinse nel collo alto del suo impermeabile nero, cercando di coprire con le mani la tiepida lucina della Merit accesa, difendendola da quel vento che non gliela lasciava fumare in pace.
Al diavolo pure Maestrale!
Lo sapeva benissimo che il fumo faceva male, ma non gliene fregava di meno.
E allora perchè diamine tutti ce l'avevano con quel suo povero mozzicone di sigaretta?!
Sbuffò, osservando le nuvolette bianche del fumo condensato davanti ai suoi occhi grigi.
Grigi, come quelli dei gatti. Eppure lui i gatti li odiava, li definiva meschini e traditori, e sopratutto porta-jella.

Eppure, più di uno l'avevano paragonato a un gatto scontroso.



L'insegna rosso sangue del locale quasi gli ferì lo sguardo quando improvvisamente se la ritrovò davanti, a fare i conti con quella sua fastidiosa luce intermittente.

"Red Pleasures", recitava quel neon a forma di donna dalle gambe sensuali.

Ed era esattamente il posto che cercava.


-Cosa ti porto, bel moro?-
Gli chiese con voce roca e allegra una ragazza dai fianchi morbidi, scuotendo i capelli dorati e fissandolo con i grandi occhi verdi.
Gli sembrò che brillassero nel buio del locale come delle stelle.
-Mah.. portami un Daiquiri, semplicemente.-
Le rispose, mostrandole quel suo sorriso che risaltava in quel nero polveroso del locale come una falce di luna.
Lei ridacchiò stupidamente, rovesciando all'indietro la gola candida.
-Andiamo sul leggero, eh? Te lo porto subito.-
Fece, sorridendogli e allontanandosi.
-Oca.-
Borbottò, appena fu fuori tiro.

Le luci rosse dei fanali puntarono al centro del palco del locale proprio mentre la bionda-oca gli portava l'alcolico che aveva richiesto.
Al centro delle assi di legno decorate con rami secchi d'albero, irti e spinosi come braccia mostruose, e abbellite da file di perline sanguigne lucenti, c'era una ragazza.

Una bella ragazza.
Pensò lui, fissandola ripiegata su se stessa come una bambolina vestita di stracci.

La musica partì. Un arpeggio lento, per dare tempo alla "bambolina" di svegliarsi da quel sonno teatrale che aveva fatto trattenere il fiato a mezzo locale. Poi, esplose.
E la musica divenne così ritmata e sensuale che ci fu un urlo da stadio, da fans.
La giovane si alzò velocemente sulle punte dei piedi, il viso nascosto dalle ciocche corte di capelli biondo cenere. Iniziò a danzare rapida, come saltata su all'attacco di una qualche molla.I piedi marcavano quel palco come loro territorio a ogni passo e nessuno avrebbe potuto dire diversamente. Continuò a danzare, facendo tintinnare tra loro le perline lucenti delle collane che portava addosso e muovendo a passo le stoffe nere del suo vestito stracciato e logoro.
Poi la musica si fermò.
E la bella ballerina si bloccò istantaneamente, ancheggiando.
Gli occhi di ghiaccio antartico erano fissi su un punto imprecisato del pubblico.
Poi, trattenendo il respiro, si sfilò la parte superiore del busto, scoprendo gli addominali chiari e poco muscolosi da adolescente.

Un.. Un ragazzo..?
Ci rimase un pò male, scoprendolo.

La musica riprese, tra i boati dei fans femminili e maschili di quel giovane dalle forme asessuate. Con un movimento flessuoso si tolse anche la gonna da zingara, e lui chiuse gli occhi per non assistere più a quella scena degradante.


-Salve bella ragazza. Posso offrirle da bere?-
Lui lo fissò scocciato.
-Se vuoi solo sfottere vattene subito.-
Sibilò, stanco.
-Devo ammettere che balli bene. Ci sono quasi cascato.-
Lui sbuffò.
-Cosa vuoi? Arriva al sodo e lasciami lavorare.-
Fece, aprendo il rubinetto dell'acqua fredda e lasciando che il getto colpisse i capelli chiari.
-Sto cercando una persona.-
-Davvero? E io che centro?-
Lo interruppe, sarcastico.
-Quella persona dovresti essere tu.-
Il ragazzo sospirò.
-Ok, spara. Cosa vuoi?-
- Rispondi al nome di Matthew J. Laurell?-
- ....Si, perchè?-

Sentì un freddo tocco sulla sua fronte.
La canna d'una 66millimetri.
-M'hanno incaricato d'ucciderti.-


----------------CoNtInUe--------------------------------



Atto 0.1 : Me, myself and I


-Uccidermi..?-
Sorrise.
-Non puoi uccidermi. Tu non di certo...-
Sorrise ancora, stirando gli angoli della bocca rosata e sottile, simile alla risata delle vacue maschere da teatro.
-E chi l'ha detto? Ci devo ancora provare.-
E premette l'indice sul grilletto.




Lo sparo risuonò pesante e polveroso nell'aria mentre la mano esile dello spogliarellista si accasciava con un tonfo soffocato sul tappetino bianco del bagno, tinto di schizzi porpora.
-L'avevo detto, dovevo solo provarci...-
Mormorò, per poi allontanarsi.
Si fermò, sussultando, quando la voce del ragazzo lo raggiunse.
-Uhm... E mi pare pure di averti detto che non ci saresti riuscito.-
Sorrise ancora, raccogliendo con le punte delle dita bianche le goccioline vermiglie di sangue che colavano lungo la fronte. Lo fissò con sguardo famelico, leccandosi i polpastrelli insanguinati.
-Sei sorpreso, giovane Killer?-
Chiese, sorridendo.

Era cambiato.
Pensò lui.
Di certo, quello non era più Matthew lo spogliarellista.
Ma una domanda rimaneva.
E allora...

Cos'era?

Non ebbe il tempo materiale di fare niente, e si trovò atterrato al pavimento dalle mani ossute e chiare del ragazzo, fissato da un paio d'ironiche iridi color ghiaccio iniettate di sangue.
-Cosa pensa di fare ora, hashashin*?-
Sibilò, divertito, scostandogli dal viso scuro una ciocca di capelli corvini.
-Allora?-
Sorrise contro la pelle abbronzata del suo collo, sfiorandola con le labbra rosa e schiudendo la bocca per mostrare i canini affilati.
-Cazzo!-
Sbraitò lui, piazzandogli un calcio sul fianco sinistro, liberandosi.
-Sei un vampiro, fanculo!-
Sibilò, scioccato.
Lui sorrise.
-Non te l'avevano detto, hashashin?-
-No, purtroppo.-
Sorrise.
La cosa diventava divertente.
Fissò il vampiro biondo, che gli sorrideva.
-Beh?-
Mormorò.
-Come ti chiami?-
Chiese Matthew, girandosi di spalle.
-Non sono affari tuoi.-
Rispose lui, avvicinandosi.
-Io ti ho detto il mio, ora tocca a te.-
Si voltò di scatto, bloccandogli il pugno armato d'un crocifisso appuntito a mezz'aria.
-Oho, rischiavo grosso.-
Commentò quello, con una risata.
-Roba di stile...-
Continuò, fissando il pugnale.
-Non ci provare. E' inutile, non puoi uccidermi.-
Gli disse, sorridendo.
-Quanti anni hai?-
Chiese, fissandolo con gli occhi bigi.
-Prima il tuo nome, hashashin.-
-Daniel.-
-Cognome...?-
-Non ne ho. Orfano.-
-Oh, pardon.-
-Contento?-
-Uhm, si, parecchio.-
-La tua età, ora.-
-Uhm...-
Sorrise, sorseggiando dalla bottiglietta d'acqua minerale.
-Non penso che te lo dirò. Ma se ti basta, ho più di duecento anni.-
Gli sorrise ancora, passandogli una lattina di birra dal mini frigo del camerino.
-Ma sei scemo? Ti devo uccidere e mi offri da bere?-
Chiese Daniel, fissandolo confuso.
Matthew sbuffò.
-Ancora con sta storia... Lascia perdere... Basta, non ne saresti mai in grado.-
Sorrise come si sorride a un bambino piccolo che dice di saper guidare un auto.
-Forse, chissà, un giorno ne sarai davvero in grado...-


Daniel biascicò qualcosa, e aprì la lattina.
-Bravo.-
Commentò il biondo, ridendo.


Posò la bottiglia d'acqua, infilandosi la maglietta nera.
Uno sparo risuonò nell'aria, e sangue nuovo imbrattò il tessuto, all'altezza del polmone sinistro.
-Ma te non ti arrendi mai?!-
Sbraitò quello, sconvolto, dal nuovo buco aperto dal proiettile sul suo corpo.
-No, ma lo trovo divertente.-
Fece Daniel, impassibile, stringendo ancora la pistola fumante.
Matthew scoppiò a ridere, buttando via la maglietta nera, e indossandone un'altra.
-Guai a te se mi riduci a un colabrodo!-
-Perchè no? Avrebbe il suo fascino.-
-Tu devi essere scemo.-
-Naaaaa.. Semplicemente m'adatto.-


Aprì la porta del camerino, sorridendogli.
-Accompagnami a casa. Tanto ora siamo amici, no? E per quelli che ti hanno incaricato di farmi fuori, li uccido io stanotte, quindi puoi tenerti pure i soldi.-
Disse, tranquillamente.

Qualcosa mi dice che passerò dei guai...
Pensò il moro, seguendolo.







-Matt!-
Una vocetta lo raggiunse non appena aprì i battenti della villa, salendo i gradini di granito grigio.
-Matt!-
Una bambina di dodici anni, dai capelli castani lunghi fino alle spalle, gli corse incontro, trotterellando sulle altissime zeppe dei mocassini neri che portava.
-Chouzette, ancora quelle zeppe? Non vanno di moda e rischi di farti male, non capisco perchè le porti ancora.-
Ridacchiò, accarezzandole i capelli lisci.
-C'è un ospite, salutalo.-
Chouzette fissò Daniel con gli occhioni color caffè tostato, striati di nero, dalla pupilla nera allungata come quella dei gatti.
Si avvicinò lentamente, sempre fissandolo e arrivata a distanza di bacio, gli prese una mano nelle sue, annusandola, per poi leccare piano piano le dita.
-E-Ehy!!! MA CHE FAI?!?!?!-
-Chouzette!!-
Urlarono i due ragazzi in coro, arrossendo.
-Lui è un umano, Matt! Posso dargli un morso?-
Chiese, innocentemente.
-E' una vampira pure lei?-
Chiese Daniel, sbalordito.
Matt annuì.
-Che bello, posso darti un morso!-
Esultò, lanciandosi all'attacco.
-Calmati, signorinella, dicevo a lui!-
Fece Matt, bloccandola per il nastro che gli si legava sulla schiena in un fiocco.
-Uffi.-
Sbuffò la moretta, incrociando le braccia.
-Perdonala, ha solo 163 anni. E' ancora piccola.-
Fece Matthew, scusandosi.
Daniel ridacchiò nervosamente.

Oh, eccome se passerò dei guai...



-------------------------Continue on act 1.0 "Walking"------------------------

*hashashin= etimologia di assassino, erano chiamati hashashin coloro che appartenevano a un determinato clan di killer, che facevano uso di sostanze stupefacenti. ( hashashin= dedito all'uso di hashish) Da allora, hashashin è diventato sinonimo di morte e di assassino.

Act 2.0 : Walking


Si rigirò nelle coperte morbide, affondando il capo dai capelli corvini nel cuscino di piume quando i raggi di sole penetrarono le pesanti tende blu notte ricamate d'argento.
- Ohi, ti svegli?-
La voce piccola e leggera di Chouzette gli giunse all'orecchio, svegliandolo lentamente e lasciando che il sonno nella sua mente si dissolvesse come nebbia.
-Si.. Sono sveglio...-
Mugolò, alzando lo sguardo bigio agli occhi color cioccolato di Chouzette.
-Buongiorno!-
E fissando il suo visetto imbrattato di sangue.


Un urlo rieccheggiò per il corridoio facendo sussultare un certo biondino che tentava di pulire decentemente le mani impiastricciate di sangue scuro e ferrugginoso.
-Oddio.. Ci risiamo..-
Biascicò, annoiato.
Si diresse a passi calmi verso un'alta porta d'ebano profumato d'antico, spingendola con uno scricchiolio.
-Che succede, si può sapere?-

A quanto pareva, Chouzette s'era presentata dopo il "pasto" senza nemmeno essersi lavata.
-Chouzette... Fai schifo, sembri Jack The Ripper.-
Commentò sarcastico Matthew, fissandola con un sopracciglio inarcato.
-Ufuf, e lui è molto spaventabile!-
Ridacchiò la ragazzina, leccandosi il sangue vermiglio dalle dita.
-Guarda che non si dice "spaventabile" dannata mocciosa sanguinaria..-
Rantolò Daniel, che aveva appena rischiato un infarto.
-Uff, quanto la fai lunga!-
Sbuffò la ragazzina, con un sorriso che mostrò i canini affilati.
-Vatti a lavare Chouzette-
Fece il biondo, lapidale.
-Siiii...-
Miagolò la moretta, sgattaiolando via.

Chiuse la porta alle loro spalle.
-Che casinara.-
Borbottò Daniel, alzandosi dal letto per scostare le tende scure, lasciando che le coperte scivolassero in terra a mostrare il petto compatto e glabro, scuro come la terra fresca.
-Già.-
Rispose Matthew, con un sorriso.
-Hashashin, tornerai a casa tua?-
-No.-
-Sono tre giorni che sei qui.-
-Se ti do fastidio me ne vado.-
-Non ho detto questo. Ma non saranno in pensiero per te?-
-Chi dovrebbe essere in pensiero per me?-
Chiese Daniel, con voce atona.
-Beh..i tuoi amici.. la tua fidanzata...che diavolo ne so..-
Fece Matt, alzando le spalle.
-Non c'è nessuno che mi aspetti. Posso fare quello che voglio.-
-Oh.-
Mormorò semplicemente, lasciandosi andare su una poltrona di stoff nera.
-Devo andarmene?-
-No, rimani pure. Fa piacere aver qualcuno con cui vivere.-
-E Chouzette?-
-Lei è mia sorella.-
-Oh.-
Mormorò a sua volta, accostandosi alla poltrona.
-Io parlavo d'un compagno.-
Sorrise, allo sguardo interrogativo di Daniel.
-Vogliamo fare il Pactio, io e te?-
Daniel si infilò la maglia senza maniche bianca a collo alto, alzando un sopracciglio scuro.
-Sarebbe?-
Matthew ridacchiò.
-In pratica, diventa il mio schiavo umano, e ti renderò immortale. Finchè io sarò in vita, lo sarai anche tu. Perennemente giovane.-

Daniel non sembrava convinto.
-Cosa vuoi in cambio?-
Chiese, infilandosi i pantaloni di pelle nera.

-Uhm.. sarai la mia preda fissa.-
Per poco Daniel non cadde dallo stupore.
-C..Cosa?-
Balbettò, sconcertato.
-Ogni volta che avrò sete di.. ehm.. sangue, verrò da te e potrò morderti.-
Ridacchiò.
-Gh.-
Daniel fece mente locale alla situazione.
-Ma.. Ma sarebbe come un rapporto di prostituzione!-
Esclamò, perso in una serie di pensieri sconci.
-Anche.-
Annuì il biondo, con noncuranza, guardandosi le mani.
-Allora..?-
Chiese, scrutandolo con un occhio azzurro ghiaccio.
Daniel scosse la testa.
-Te lo puoi scordare. Non sono lo schiavo di nessuno.-
Fece, sicuro.
Matthew fece spallucce.
-Come vuoi.-


-Ti mostro come funziona la città nella zona dei vampiri.-
Così aveva detto, indossando gli occhiali da sole e il mantello nero.
-Ma il sole non ti uccide?-
Chiese, stupito.
Matthew ridacchiò.
-Quello è il conte Dracula. A noi vampiri moderni il sole non fa un baffo.-
Commentò, alzando le lenti con un candido dito affusolato.
-E l'aglio nemmeno!-
Aggiunse, prevenendo la domanda.


-Questa è Old Wall Street, qua si tiene il mercato del Sabbath.-
-Eh?-
Chiese, alzando gli occhi dal taccuino nero sul quale prendeva appunti.
Matthew rise.
-Ma che fai, prendi nota?-
Chiese. Il moro annuì.
-Dici un sacco di cose strane e non so se le ricorderò tutte.-
Matthew si lasciò sfuggire una risatina.
-Ufuf, allora fammi un riassunto!-
Daniel inarcò un sopracciglio scuro, fissando gli occhi grigi sui lineamenti dolci del viso del vampiro.

-Uhm.. allora.. la società dei vampiri è divisa in quattro gruppi: I Redivivi, ovvero i vampiri recenti, i Borghesi, i vampiri sotto i duecento anni, i Nobili, i vampiri più forti e anziani, e il Master, il capo indiscusso della città.
Ogni continente è dominato da un Master chiamato "Giudice" e insieme ad altri quattro forma la Lega dei Generali.
I continenti dominati sono America, Europa, Africa, Asia e Oceania.
Giusto?-
Matthew annuì. -Vai avanti.-
-Dunque.. ogni sabato notte c'è una specie di Rave Party del sangue, con schiavi umani, ovvero coloro che hanno accettato il Pactio, e vampiri. Partecipano solitamente i Nobili.
Poi... Non temete sole e aglio, vi ferisce solo l'argento purificato e quello liquido iniettato nel sangue. E ovviamente il classico intramontabile paletto di frassino nel cuore.-
-Beh, quello non lo toglie nessuno purtroppo.-
Sorrise Matthew.
-uhm... non vi potete specchiare ne fotografare, vi rigenerate nel giro d'una notte anche da ferite mortali ma ad una condizione: Che cuore e testa siano intatti.-
Chiuse il taccuino.
-E' tutto.-
Concluse, con un sospiro.
-Beh, ti ho detto tutto.-
sorrise, continuando a camminare.

   


I suoi passi sul selciato di ghiaia chiara suonavano come sonagli al suo orecchio e le voci dei mercanti giungeva ovattata e soffocata.
Puntò lo sguardo bigio sugli oggettini su un bancone, dove sedeva una vecchia vestita di stoffe di seta tagliate sghembe e cucite d'oro e argento e ricamate di campanellini trillanti.
Il viso secco e scuro gli ricordava quello d'una veggente e forse lo era davvero, visto gli occhi azzurro mare puntati al cielo e la nenia che cantilenava con voce lamentosa. Fissò con sguardo allucinato un cestino di quelli che sembravano organi umani ( perchè non lo erano, vero?!) sul bancone d'un negoziante dalla voce untuosa. Persino un bancone che vendeva gatti neri.
Tutto ciò che vedeva gli sembrava quasi uno scherzo per Halloween, raccapricciante, esagerato e orrendo.
-Bel signore! Non le interessa un antidoto al morso di licantropo?-
Ululò una donna dal viso sfigurato, agitandogli sotto il naso una boccetta d'una disgustosa poltiglia verde.
-Ehm, no, grazie..-
Mugolò, allontanandosi.
-Stai attento agli scarica barile.-
Ridacchiò Matthew, osservandolo ironico.
-I.. Che cosa?-
Chiese Daniel, accostandosi.
-Gli scaricabarile. Quelli che ti rifilano fregature.-
Disse, con un sorriso.
Daniel si guardò intorno un pò confuso.
E fu in quel momento che si accorse che la gento intorno a loro, i mercanti, i passanti, si aprivano come un'ala, sparendo e nascondendosi alla vista di Matthew.
Daniel fissò il biondo stupito.
-Ma tu.. Chi cazzo sei?-

-Dipende dal tuo punto di vista.-
Rise Matthew, allontanandosi.
Non avrebbe ottenuto una simile informazione così facilmente..

-Ti va di vedere uno di quei Rave Party?-
Chiese, ormai vicini ai cancelli della sua villa.
Daniel lo fissò vacuo, poi annuì.
Entrarono.
-Chouzette?-
Al posto della voce piccola della ragazzina si udirono alcune allegre note di pianoforte.
-Mh.. è nello studio.-
Mormorò Matt, rassicurato.
Salirono le scale di legno, che scricchiolarono al loro passaggio, raggiungendo le loro stanze.
-Beh, vatti a preparare per la festa.-
Daniel borbottò un "si" e aprì la porta d'ebano.
-Ah, un'ultima cosa!-
Lui lo fissò con un sopracciglio inarcato, incuriosito.
-Vedi di vestirti bene, ma soprattutto..-
Ridacchiò, pronunciando l'ultima frase
-..Non vestirti troppo.-
Daniel sgranò gli occhi.


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Atto 3.0 : Prisoner


-Dany, ci sei?-

-Da quando in qua mi chiami Dany?-

-Uff.. Daniel è troppo lungo...-

-Allora io ti chiamo Matt.-

-Per me va bene. Mi chiama già Chouzette così.-

-E Matt-Tesoruccio?-

-Urgh! E questo come lo sai?-

-Dolcezza, ricordati che io so tutto.-

Matthew scoppiò a ridere.

-Okey. Allora guida tu che non c’ho voglia.-

Fece, ridacchiando.

-Dolcezza, ricordati che io non so PROPRIO tutto.-

-Un vampiro che guida? Questa sì che mi è nuova!-

Disse, scostando i lunghi capelli neri dal viso. La camicia bianca senza maniche dipinta di schizzi di vernice rossa lucida creava contrasto con i pantaloni di pelle nera e la tappezzeria dello stesso colore.

Al contrario, Matthew era perfettamente intonato: Camicia di seta nera a maniche lunghe, cravatta rosso sangue allentata, jeans schiariti e strappati, anfibi in pelle nera.

-Beh, vai tu fino a Las Vegas a piedi. Tanto io ti seguo in volo.-

Accennò un sorriso.

-Urgh, come non detto.-

Commentò, voltandosi verso il finestrino.

Dopo due ore di viaggio (Traffico compreso) arrivarono ch’era già buio, e le stelle splendevano nel manto notturno della luna pallida e piena come sottili ricami celesti.

La Strip si stendeva davanti ai suoi occhi grigi tra le luci intermittenti e i neon accecanti e multicolori. I casinò si affiancavano ai bar e ai ristorantini e a motel grandi e piccoli, più o meno fatiscenti. Casupole invecchiate dagli anni, condomini sfasciati e zone che un tempo erano verdi e ora erano solo discariche maleodoranti.

-La libertà ha un pessimo odore.-

Commentò Daniel, tappandosi il naso e chiudendo il finestrino quando passarono davanti a un cumulo di bidoni liquefatti, buste ricolme e rottami. Si intravedeva, infranto, l’oblò anni 60 d’una lavatrice.

Matthew annuì alla sua affermazione.

-Nessuna regola porta allo sfacelo. Per questo anche noi vampiri, che in teoria dovremmo essere “Liberi”, come sostiene qualcuno, abbiamo delle leggi e una gerarchia. Troppa libertà distrugge l’autocontrollo. E’ questo che ci distingue dalle bestie.-

Sorrise.

-Avrei voluto studiare legge, ma le circostanze mi sono state contro.-

Daniel lo fissò interrogativamente.

-Come mai?-

Chiese, curioso.

Matthew scoprì i canini affilati, sfiorandoli con la lingua.

-E’ per questo. Anche se al diploma hai ottenuto 200/100, questi canini ti bloccano l’accesso all’università.-

Sorrise umanamente.

-E così, ho visto i miei sogni infranti.-

-Mi dispiace.-

Disse, inarcando un sopracciglio scuro.

Matthew rise.

-Non fa niente.-

Girò il volante nero verso destra con un gesto fluido.

-Ecco, è qui.-

Fece, accostando e parcheggiando la BMW nera lungo il marciapiede di un locale dall’insegna “CARIBBEAN BLUE” che lampeggiava azzurra sulla tavola da surf che ritraeva una spiaggia candida e un mare blu dalle sfumature verde scuro all’orizzonte.

-Mh... Mi piace.-

Mormorò Daniel, sorridendo.

Amava l’oceano e il surf da molto tempo, sebbene non avesse avuto ancora l’occasione di imparare questo sport.

Matthew sorrise.

-Entriamo, e ti piacerà molto meno.-

Disse, spingendo la pesante porta di legno scuro.

Appena entrati vennero investiti d’una pesante atmosfera rosso scuro, dovuta ai riflettori sanguigni che illuminavano le persone che ballavano indemoniate, mostrando un buon numero di facce sfigurate, occhi monocolore e zanne affilate. Molti erano seduti sui divanetti scuri intorno ai bassi tavolini di metallo, baciandosi e accarezzandosi, e un pesante odore di spinelli si mischiava a quello del tabacco e a uno più forte, metallico e appiccicoso: Quello del sangue vecchio mischiato a quello più fresco e recente.

-Ma dove diavolo sono finito?!?-

Gridò Daniel, cercando di farsi sentire da Matthew attraverso le potenti note di HELENA dei My Chemical Romance che gli altoparlanti diffondevano.

-Sei all’inferno, tesoro.-

Rispose Matthew, dileguandosi nella folla.

-Matt? MATT!!-

Urlò Daniel, premendo le mani sulle orecchie mentre lo perdeva di vista.

-MATT!!-

Lo chiamò ancora, facendosi largo tra le persone ammassate e saettando lo sguardo disperato.

-MATT!! NON LASCIARMI SOLO!-

Lo chiamò ancora, seriamente spaventato.

-Cerchi qualcuno?-

Chiese una ragazza dai lunghi capelli corvini e la pelle bianca come la neve. Le labbra rosse come il sangue si piegarono in un sorriso malizioso.

-Sto cercando un vampiro biondo vestito di nero. Si chiama Matthew! L’hai visto?!-

Urlò, le mani premute sulle orecchie.

-No. Ma se aspetti qui, con me, comparirà di sicuro, fidati.-

Sorrise la brunetta. La sua voce si sentì chiara nonostante non urlasse.

-Grazie, ma rifiuto l’offerta. Mi faccio un giro, magari lo trovo.-

Disse, alzando leggermente la voce per farsi sentire.

-No, rimani.-

La mora gli afferrò un braccio, stringendo forte le dita affusolate.

-Ma lasciami!!-

Gridò lui, strattonandola invano.

Con un movimento del braccio si portò alle sue spalle, abbracciandogli la gola e stringendo la mano contro la carotide.

-Guarda, umano.-

Gli sussurrò all’orecchio, mostrando le unghie affilate smaltate di rosso scuro, premute sotto il suo mento.

-Se mi fai incazzare poco poco, ti faccio fuori tagliandoti questa bella gola scura che hai.-

Disse, con un sorriso, mordicchiandogli il lobo dell’orecchio.

-E guarda: Il biondino che cercavi sta arrivando.-

Mormorò, indicando il palco con un cenno della testa.

Lì, tra le placide note di IN THE END degli Evanescence, un riflettore illuminò a giorno una ragazza nascosta da un sottile velo trasparente ricamato di perline. Il bustino rosso sangue le fasciava il seno pieno e i lunghi capelli biondi le avvolgevano le spalle chiare come un mantello d’oro. Mosse leggermente i piedi fasciati dalle ballerine sanguigne, alzandosi sulle punte e iniziando a volteggiare, muovendo le braccia sinuosamente.

Quando un riflettore illuminò un angolo del palco mostrando Matthew, la folla urlò, tendendo le braccia verso di loro.

La luce forte evidenziò la figura slanciata di Matt, che risplendeva come d’un’aura propria, divina.

La camicia nera era slacciata e aperta a mostrare il petto glabro e compatto, e i pantaloni a vita bassa, scoprendo l’ombelico e la morbida scia di peluria bionda che invogliava la mano a scendere giù, nei pantaloni chiari e strappati, ad accarezzare la pelle morbida di porcellana, a sfiorare quel collo liscio e niveo con morsi e a impadronirsi di quelle labbra rosate con baci infiniti.

Le tese una mano candida e ossuta e lei l’afferrò, stringendolo a se, ballando insieme, il tempo di iniziare una sensuale danza sahariana, che fece gridare la folla smaniosa, che tendeva le mani verso di loro.

Poi, la morse.

Improvvisamente, stringendola tra le braccia, affondò i canini nel suo collo candido, succhiando affamato e macchiando di cremisi quella pelle chiara di ragazza, mentre i vampiri urlavano mostrando le bocche mostruose ed eccitandosi.

Tutto sotto lo sguardo impotente di Daniel.

-No.. Non voglio vedere...-

Mugolò, ancora bloccato dalla vampira che minacciava di tagliargli la gola.

-Devi vedere, Killer. Guarda.-

Fece lei, calma, costringendolo.

-NO!-

Gridò lui, chiudendo gli occhi e tentando di liberarsi dalla sua presa.

-Mi hai stufato, dannato idiota!-

Sentì un dolore lacerante, lì , dove le dita della donna premevano.

Chiuse gli occhi, mentre il suo nome urlato da qualcuno diveniva un eco lontano, un rumore sordo nei suoi sensi ormai ovattati...

Si sentiva annegare in uno strano torpore.

Aprì gli occhi, muovendo una mano sul suo viso.

-Mh? Sono vivo?-

Si chiese, sedendosi.

Si guardò intorno, scoprendo alte foreste di salici e sequoie e querce dai rami ombrosi e una pineta, libera di intralci e alberi.

Un bambino.

Un bambino dai capelli biondi e grandi occhi azzurri fissava il laghetto limpido davanti a se stringendo una bambola straziata tra le mani candide.

Gli si avvicinò, inginocchiandosi accanto a lui e accarezzandogli i capelli.

-Perché piangi?-

Chiese, diretto, fissando le gocce cristalline che colavano dai suoi occhi color cielo.

-Piango perché lei è morta.-

Mormorò il bambino.

-Chi?-

-La mia bambola.. La mia bambola è morta.. La mia bella bambola dagli occhi di pietra...-

Tese la manina candida verso di lui.

-Anche tu.. sei morto...-

Si svegliò urlando, piegandosi in avanti e coprendosi il viso con le mani in un gesto nervoso.

Le fissò.

Scure e ossute.

-Sono.. Sono vivo?!-

Mormorò, stordito.

Scese dal letto, muovendosi a passi lenti verso lo specchio e fissando il suo riflesso.

Si toccò con due dita il grosso cerotto rosa quadrato che ricopriva la gola.

I polpastrelli scesero, sfiorando due cicatrici rosee alla base del collo.

-MATTHEW!!-

L’urlo che aveva lanciato rimbombò per tutto il corridoio, facendo sussultare un biondino che corse subito alla porta d’ebano della sua camera, aprendola e...

      

...Beccandosi un pugno in pieno viso che l’atterrò.

-Bastardo!!-

Un altro pugno colpì il fianco, e un altro il petto, forti e rabbiosi da quel ragazzo che, a cavalcioni su di lui, lo picchiava senza che reagisse.

-BASTARDO! MI HAI MORSO! BASTARDO!!-

Urlava.

-TI AVEVO DETTO CHE NON VOLEVO! MA L’HAI COMUNQUE FATTO! TI ODIO, VAFFANCULO!!-

Matthew gli bloccò i polsi scuri a mezz’aria, stringendoli con le dita chiare.

-Era necessario, Dany. Stavi morendo.-

Tacque, chinando il viso.

-Bastardo! Non voglio avere più niente a che fare con te!-

Urlò, colpendolo nuovamente al viso con un pugno, e alzandosi da lui, per raccogliere le poche cose che aveva, aprendo la porta.

-...Addio.-

Corse a perdifiato giù per le scale, rischiando di inciampare, mentre il cuore gli faceva male, e lui ansimando raggiungeva il portone...

..Inginocchiandosi a terra, senza fiato, stringendo una mano al petto e urlando di dolore.

E dietro di lui, Matthew, con gli occhi azzurri velati, col palmo della mano aperto a mostrare il muscolo che guizzava sotto la pelle.

Come se fosse un cuore..

-..B...Bastardo...-

Ansimò Daniel, dolorante.

-...Mi spiace, Dany.-

Chiuse il pugno sul cuore sottocutaneo.

-Ma ora, sei mio prigioniero.-

E fu solo il buio.

.:. Prisoner .:. END

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Atto 4.0 : Whispering


La luce del sole filtrava attraverso le tende scure della stanza disegnando sul pavimento figure strane.

Fuori, il canto dei grilli si ripeteva accentuando la calura estiva che t’investiva non appena aprivi gli occhi.
Occhi d’alabastro grigio.
Occhi d’ossidiana, occhi ferini, occhi gelidi che ti fissano come se ti sondassero l’anima.
Occhi feriti, occhi che si sentono traditi.
Occhi che si muovono fissando la figura esile addormentata al suo fianco.
Sospiro.
Prende tempo, non si muove, continua a giocare a dormire.
Poi si alza seduto e fissa la stoffa pesante delle tende, allungando una mano per aprirle.
-Mhhh..-
Un mugolio al suo orecchio, una mano candida che scivola lungo la sua clavicola accarezzandola e facendolo rabbrividire.
Che mani gelide...
-Buongiorno..-
Mormorò il biondino, con voce roca, accostando la sua bocca sottile alla guancia scura di Daniel.
Si scostò.
-Non mi toccare.-
Sibila, freddo, irato per la sera prima.
-Ancora arrabbiato?-
Come un bambino innocente Matthew piegò la testa di lato, osservandolo con grandi occhioni da cucciolo.
Da bassotto.
Constatò lui, perdendosi in quell’azzurro di ghiaccio.
Buffo, i bassotti non hanno gli occhi azzurri.
 
-Ti diverti? Mi hai in pugno.-
Cosa significava quell’affermazione?
Matthew piegò le sopracciglia in un’espressione corrucciata.
-Sei uno stupido. Uno stupido ottuso. Pensi che l’abbia fatto per divertimento? Per sfotterti? Dovresti essermi grato. Invece mi odi. Non ti capisco proprio.-
Si alzò, recuperando i pantaloni e vestendosi velocemente.
-Non ho nessun’intenzione di giocare con te.-
Lo fissò.
L’azzurro si perse nel grigio, l’ossidiana s’incastonò nel cristallo puro.
-Sono seriamente interessato a te.-
Mormorò, uscendo dalla stanza.
 
-Merda!-
Sbraitò Daniel, scagliando una scarpa contro il muro, furioso.
Si passò una mano nei capelli neri, lisci e sciolti, che ricadevano lungo il suo viso nascondendo le guance in fiamme.
 
-Ricorda. Ho il tuo cuore.-
Gli si era avvicinato, sfiorando i lineamenti del suo viso con un dito, osservando divertito l’espressione terrorizzata dei suoi occhi grigi sgranati.
-Mi appartieni, Dany. Ora...-
Aveva sfiorato le sue labbra rosse con le proprie, rosate e lisce.
-..E per sempre..-
Le sue labbra sapevano d’incenso...
 
 
-Maledizione!-
Imprecò.
-Perché mi sento così?! Ti odio, vaffanculo!-
 
 
 
 
Uscì a passi silenziosi, scalzo, vestito solo del pantalone di seta nera del pigiama.
Scricchiolarono le assi del parquet sotto i suoi passi calcati sul legno scuro e lasciò che i piedi lo conducessero dove volevano.
Un’alta porta d’ebano nero.
La maniglia d’argento decorata a motivi di fiori intrecciati luccicò alla luce del mattino che filtrava dalle tende.
I passi seguirono il profilo morbido del tappeto blu notte steso sotto il letto, raggiungendo il comodino di legno d’acero.
Sospiro.
Si voltò, spaventato, credendo che qualcuno fosse entrato.
E lo vide.
Steso nel letto, tra le lenzuola di seta nera, raggomitolato come un bambino, in posizione fetale e gli occhi serrati.
Dormiva.
Il respiro placido era l’unico suono nella stanza e si mescolava ai rapidi battiti del suo cuore.
Si sedette per un momento sul materasso, al suo fianco, attento a non far scricchiolare la rete.
Scostò alcuni ciuffi di capelli biondi dal suo viso, contratto in un’espressione...desolata.
Seguì il profilo del naso dritto come quello delle statue greche, la linea delle guance morbide, il disegno delle labbra vellutate e rosate.
Una mano candida di Matthew scivolò verso la sua, accarezzandola e lasciando che quel dito scuro e affusolato che lo accarezzava scivolasse tra le sue labbra, succhiandolo dolcemente, passandoci la lingua piccola più volte e sorridendo nel sonno.
Daniel ebbe un brivido, mentre le sue dita venivano leccate da un Matthew incosciente, che mugolava a tratti.
Si fecero rosse le sue guance, imbarazzato, tentando di liberarsi dalla presa ferrea del vampiro biondo.
-Matthew...-
Mormorò.
Il biondo, come se il suo nome fosse stata una parola magica che lo disincantava, lasciò la presa, continuando a mordicchiare quella pelle umida.
Lentamente, per non svegliarlo, tolse le dita dalla sua bocca.
Poi, come un automa, si girò, alzando le gambe sul materasso e sdraiandosi accanto a lui, accoccolato al suo petto caldo che s’alzava e abbassava al ritmo d’un respiro tranquillo.
 
E cullato dal battito calmo del cuore di Matthew, forte nel suo torace e nella sua testa, scivolò tra le braccia di Morfeo..



 
 
Il pendolo rintoccò cupamente.
Il leggero vento estivo ballava con le tende bianche dipingendo raggi di luna sul pavimento di granito. La notte si rifletteva sui vetri delle finestre spalancate e la candida luna piena splendeva alta nel cielo notturno spruzzato di stelle. Qualche nube chiara ne nascondeva il fianco.
Il pendolo in noce scuro risuonò ancora nei corridoi vuoti, dodici volte giunse alle orecchie di Daniel, in piedi con la schiena accostata al muro bianco.
Sospirò gravemente, lasciando perdere lo sguardo grigio per i mobili della stanza.
 
Dei passi.
 
E in una manciata di secondi si ritrovò atterrato sul pavimento, tra lo svolazzare d’un mantello nero che si drappeggiò lungo le spalle esili del biondino.
 
-Matthew…-
Al suo nome il vampiro portò rapidamente le sue mani alla gola scura del ragazzo, stringendo forte e premendo entrambi i pollici sulla trachea palpitante, sentendo i battiti del cuore di Daniel farsi potenti e rapidi.
-Dimmi Daniel… Che succederebbe se ti uccidessi qui, adesso?-
Strinse più forte, la pelle del collo violacea tra le sue mani.
-Nessuno piangerebbe per me.-
Rispose lui, con voce soffocata.
-Bravo.-
Matthew sorrise, un lampo violento nei suoi occhi di cristallo.
-Ma io ti perderei.-
Lasciò la presa sul collo fragile del moro, che respirò a pieni polmoni, calmo, senza tossire.
-Ti perderei…-
Bloccò i suoi polsi al pavimento, per scendere con la bocca sui segni violacei rimasti sulla pelle scura.
-Non lo sopporterei.-
La lingua ruvida e calda accarezzò dolcemente i lividi, facendolo rabbrividire.
Lava pura, metallo incandescente, saliva bollente e dolci tocchi dove era ancora dolorante.
Un gemito.
Un gemito sfuggì dalle sue labbra, soffocato istantaneamente dalla bocca di Matthew che affondava in un bacio violento.
Lingue che battagliavano, si intrecciavano, si toccavano e si accarezzavano morbide come piume. Sospiri, gemiti e lamenti mentre le sue mani vagavano sotto la sua maglietta nera a maniche corte, accarezzavano quella pelle che via via si faceva sempre più bollente.
-Shhh…-
Matthew lo zittì, posando le labbra sulla sua fronte liscia in un bacio morbido.
-Non parlare…-
Le dita candide della mancina carezzarono lentamente le labbra rosse del moro, delineandone il contorno.
-Succhiale-
Sibilò, fissando gli occhi di ghiaccio gelido nelle opache iridi grigie di Daniel.
Lui chiuse gli occhi sfuggendo al suo sguardo tagliente e schiuse le labbra umide, leccando e succhiando quelle dita con colpi leggeri della lingua.
L’altra mano di Matthew corse lungo i suoi fianchi, artigliando lì le dita con violenza, conficcando le unghie nella carne morbida.
Daniel urlò per il dolore acuto e il freddo pungente del vento sulle piccole mezzelune di sangue sulla pelle scura.
Il vampiro gli afferrò una ciocca di lunghi capelli neri, tirandoli con forza, sorridendo estasiato.
-Credi che non possa prenderti con la forza? Credi che abbia davvero bisogno del tuo permesso per fotterti? Ti sbagli di grosso, Hashashin. Mi appartieni, ora. Posso fare di te ciò che voglio.-
 
La mancina dal candore spettrale corse alla pelle scura del collo, mostrandogli un sorriso affilato come un coltello da macellaio.
-Ucciderti…-
Sentì il cuore battere all’impazzata, spaventato al suo tocco che dalla carotide scorreva nuovamente sulla trachea.
-O violentarti.-
La destra volò ai bottoni argentati dei jeans LEVI’S, aprendoli e infilando le dita nei boxer di stoffa sottile, accarezzando la peluria scura sul suo sesso.
Daniel urlò, tossendo, mentre la mano di Matthew premeva sull’osso fragile del collo.
Sentì la cartilagine scricchiolare, e reclinò la testa all’indietro, sgranando gli occhi e artigliando la pietra del pavimento.
La mano che accarezzava lentamente la pelle liscia del sesso lo riempiva di brividi e un filo di saliva gli colava dalla bocca lungo il mento, mentre annaspava alla ricerca d’aria.
La presa si fece più forte e potente, infine improvvisamente s’annullò, lasciandolo libero di respirare, ansimante, sconvolto e tremante.
 
 
Con le dita bagnate di liquido perlaceo gli accarezzò le labbra rosse e umide, sporcandogliele della sua stessa essenza, le iridi d’argento si specchiarono nelle iridi di ghiaccio, fissandolo appannate di desiderio, lucide di lacrime d’umiliazione.
 
 
Rise.
 
Una risata alta e forte dal profondo della gola.
Lo lasciò lì, a piangere.
 
 
Solo.
 
+†+ Whispering +†+ : End.

 

 




mercoledì, 30 maggio 2007 13:38

SaNcTuArYLiLiTh

commenti

horror, originali, yaoi

Bruttiful



Parte la siglia, mostrando il cast del celebre telefilm.

- Oh, Brooke, non fare così! So che le apparenze possono dimostrare il contrario...-

La telecamera inquadra i suoi occhi azzurri lucenti di lacrime sincere..

-..Ma io ti amo!!-

Una donna bionda, girata di spalle, rispose con voce stranamente acuta:

- E pensi che basti? Devi deciderti! O me, o Taylor!-

Sbottò, con fare offeso.

-Io voglio te, ma i bambini hanno bisogno d'una mamma, e vogliono Taylor!-

Il suo sguardo sembrava veramente disperato. ò.ò

La bionda si girò, facendo ondeggiare al vento la lunga chioma boccoluta. Occhi d'ametista fissarono Ridge, incazzati come una faina.

- I bambini, i bambini, sempre ai bambini pensi! A me non pensi mai!!-

Ululò. Lo sguardo azzurro di Ridge si puntò sullo pseudo-balcone-3°misura impiantato sul body argentato di Brooke.

- Brooke: Io ti amo! Non mi abbandonare!-

Lei si voltò ancora, come per rispondergli di no, facendo ondeggiare i riccioli color oro che volarono lontani a quel movimento, rivelando una chioma tricolor a stella marina.

- SSSSSSSSTOOOOOOOOPPP!!!!-

Il regista Camille, stramazzato al suolo, aveva appena avuto il tempo di afferrare il megafono e fermare tutto prima di cadere svenuto sul pavimento.

- AHAHAHAHAHAHA XDDDD!!! -

Tutti, leggermente vergognosi per lui, lo fissarono sconcertati.

-Ahem. Yami, Vimontati il paVVucchino. E... ehm, qualcuno faccia le meshes a Seto, su!-

Yami si lanciò oltre il divano per recuperare la parrucca e due rossine che non nomineremo (Maurìce e Fianna) si gettarono a pesce su Ridge-Seto per rifagli le meshes con due colpi di fucile alla tintura, ma non ce ne fu bisogno: I capelli di Seto sbiancarono da soli alla vista del fucile.

-PeVfetto. VICOMINCIAMOOOOOOO!-

Ridge fissò la sua Brooke imparruccata.

-Broccolina mia, ma i bambini hanno bisogno d'una mamma!-

-E io? E io non posso far loro da mamma? Li amerò, li coccolerò, li proteggerò sempre.. E allora?-

Tre...ehm... bambini, o meglio BABBUINI sbucarono da dietro il divano. Tutti sul metro e ottanta tranne uno che era già assai se era sul metro.

Il più piccolo era biondo, rosso e nero contemporaneamente e aveva due occhioni da cucciolo abbandonato sull'autostrada d'agosto. Le altre due "figlie" erano gemelle, con dolci occhioni azzurri e corti capelli castani legati in due codini sparaflashanti.

-No.-

Fecero in coro i tre graziosi mocciosi.

-Sono dei ragazzacci! Sbattiamoli all'orfanotrofio!-

Sbraitò Riccioli d'Oro-Brooke, puntando un ditino affusolato contro le 3 matrioske.

- Ma broccolina mia...-

Momento di suspance

-... E mi avete rotto i tre quarti di biiiiiiiiiiiip con sto copione mieloso!! Ma perchè 'sto Bridge non lo fate fare al mio Hikari?!?!-

Hikari Seto lo fissò sbattendo le lunghe ciglia in simil-Bambi.

-Perchè io faccio già tua figlia!-

-Infatti vorrei aver abortito!-

-Non si dicono queste cose, sei cattivo Seto! C-A-T-T-I-V-O! Vero trottolina mia?-

Anzu annuì, con occhi sbrilluccicosi.

-Certo, mio piccolo ciambellino zuccheroso!-

 

Seto svenne all'istante.

Camille, brandendo un microfono, in piedi sulla sedia da regista sbraitò:

-QUALCUNO LO FACCIA VIPVENDEVE!!!!-

Si buttarono, stile bagnine di Baywatch, Fianna, Pegasus (con tanto di salvagente e costumino rosso), Maurìce e altre 3 persone di dubbia origine.

Una di esse venne bloccata da un certo cyborg e di lei non si seppe più nulla.

-Sono vivo, sono vivo!!!!-

Urlò, quando Pegasus tentò di soffocarlo con un bacio appassionato.

-Ehy! Lasciatelo, lui è il mio ragazzo!! >_<"""!!-

Gridò Yami-Brooke, tirandolo in salvo.

-Grazie Ya..-

Vide che lo stava baciando.

Vide che lo stava baciando col parruccone biondo.

 

Le sirene dell'ambulanza suonarono a lungo.

  

 




domenica, 22 aprile 2007 16:07

SaNcTuArYLiLiTh

commenti

comiche, ygo , shake the rules

A song of monster



A Song of Monster

Scricchiolano i passi.

Fanno rumore, stridono come i pensieri contro le ossa del cranio.

Stà lontano da lui.

Oh, me stesso venuto da un'altra epoca, di un'altra età. Non lo toccare.

Ombra del mio passato, non lo sfiorare.

Dimenticami.

Dimenticati di me, di lui, lasciaci soli in questo pianeta di luce e sabbia.

Alieno dal mio passato, non lo toccare.

 

Non sarà così facile.

 

Sta piangendo.

Perchè?

Yuugi piccolo mio sole d'egitto occhi di tramonto voce d'oceano sorriso di cristallo

...Piangi?

Manto nero ricordo di me, non lo fare soffrire.

 

E' facile allontanare il passato, Yami?

 

I ricordi riaffiorano.

Un Faraone bugiardo, egoista, vanesio, ricco di menzogne d'oro e sorrisi di fango, maschere d'ossa catrame e sangue di sudditi fedeli!

Il Mondo crolla intorno a me, le Piramidi risorgono tra le sabbie del Nilo.

 

Athemu, re Mida dalle mani d'oro, non mi portare via.

 

Canzone di mostro,

Canzone di sirena,

Canzone d'egitto

e Suono del mare.

Lacrima di fata

fredda stella notturna

Luce che illumini il mio cammino.

 

.....E' ora di andar via.

 

Voglio restare.

Non puoi, Athemu.

Sarà per sempre?

Addio, Mondo di sorrisi di diamante.

 

 

Cosa dirà lui non trovandomi più?

Starà meglio.

Ne sei sicuro?

Si.

Non gli mancherò.

No, figlio di sventura.

Yuugi dagli occhi di tramonto...

 

 

-Yami?-

 

 

-End-

 

P.S. Okey, fa un pò schifo, ma è uscita di getto. Non so manco cosa vuol dire, ho letto un doujin che mi ha ispirato, ed eccomi qui.. 




giovedì, 01 febbraio 2007 21:17

SaNcTuArYLiLiTh

commenti (2)

ygo

Prati di Lavanda



Ichigo Shirogane Production

Presents

 

Prati di Lavanda

Special Guest: Fabrizio De Andrè, Ho visto Nina volare

 

Sorriso.

Di bambino, d’adolescente, di mamma, d’uomo, di neonato, di vecchio stanco e curvo, di puttana in cerca di tesori, di assassino con le lacrime agli occhi neri, sorriso stanco, sorriso imbarazzato, sorriso vuoto, sorriso ammalato.

Il suo era IL sorriso.

Ed era solo il suo.

E mi piaceva... Perché era per tutti, e solo per me.

-Y..Y...Yami.-

-Dimmi.-

-D..Dove è ...a...ndato...Seto?-

Strizza gli occhi color lavanda. Fa fatica a parlare, come al solito.

La mano scompiglia i suoi capelli scuri e corti, e sorrido anche io.

-E’ andato al lavoro, per quei progetti.-

-Ah.-

L’altalena dondola al vento.

 

Mastica e sputa,

da una parte il miele,

Mastica e sputa,

da un’altra la cera,

Mastica e sputa,

prima che faccia neve

 

Scricchiola la catena, forse è un po’ arrugginita. Le darò un’occhiata, ma non adesso.

Scricchiola la catena, spinta dalle sue mani.

-Y..Ya..mi.-

-Dimmi.-

-La...La...La....-

Sembra bloccato, se n’è accorto pure lui, e chiude gli occhi, cercando d’afferrare le parole.

-La..vanda. La..Lavanda. E’..fior..ita?-

Annuisco, lui ride.

-Mi...mi...po...po...porti là...v...vero?-

-Va bene. Una domenica ti porto ai campi.-

-Noooo... O..ggi.-

Ma sentilo!

Fa anche i capricci!

Rido.

-Oggi no, non si può. Domenica.-

-Pr...prom...etti.-

-Promesso.-

 

Luce luce lontana,
più bassa delle stelle,
Quale sarà la mano,
che ti accende e ti spegne

 

-......-

-Dimmi, Yuugi.-

Non c’è nemmeno bisogno che mi chiami. Capisco la sua espressione corrucciata.

-Ma..ma... La...ci.ci...ci...catrice...se..se.. n’è..a-a-andata?-

Ah, sapevo che m’avrebbe fatto questa domanda.

-Si, non ti preoccupare.-

-No...Nonnè...ve..ve..vero.-

Stavolta ha attaccato alcune parole, ma si è capito lo stesso.

-Perché non mi credi?-

-P..per...per..perchè...se..sei ssssss...stato..iin ospedale...ta-ta-tanto tempo.-

E tu no? Non importa, Yuugi. Continua a volare sull’altalena.

-Beh, ma ciò non vuol dire che io stia dicendo bugie.-

-F..Fammi v-v-v-vedere.-

-.....-

-F-f-f-fammi ve...dere.-

Mi sposto, offrendomi al suo sguardo pulito e limpido come un cielo notturno d’estate.

Sbottono piano la camicia, mostrando una cicatrice lunga, rosea, in contrasto con la pelle scura e liscia del petto, sul polmone sinistro. Lui la sfiora delicatamente e ne segue il disegno con un dito.

-F-f-f-fa male?-

-No.-

-E a-a-a-allora p...perchè piangevi?-

-Quando?-

-Quando..S-s-s-seto te l’ha-ha-ha vi..vista per ...la prima volta.-

-Perchè Seto piangeva per questa cicatrice.-

-Ma...ma..ma non devi più p...p...p..piangere.-

-Perché?-

-S..s...s...sennò Seto p...p..piangerà ancora... e..e.. anche io.-

Un broncio.

Come per convincermi.

Sorrido.

Riesci sempre ad addolcirmi.

 

Ho visto Nina volare
tra le corde dell'altalena,
Un giorno la prenderò
come fa il vento alla schiena,

-Io torno dentro a lavare i piatti. Rimani qui?-

Annuisce.

-G..g..gioco con l’alllll..talena.-

-Okey.-

E spinge coi piedi chiusi nelle scarpe da ginnastica blu.

Scricchiola la catena, forse è un po’ arrugginita. Dovrei farla vedere.

Scricchiola la catena, spinta dal suo peso.

 

E se lo sa mio padre
dovrò cambiar paese,
Se mio padre lo sa
mi imbarcherò sul mare.

 

E continuavo a vederlo.

Dalla finestra della cucina, mentre sciacquavo i piatti nella schiuma del lavello d’acciaio.

E continuavo a vegliarlo.

Mentre tornavano i ricordi.

 

 

Notte.

Buio, neppure la luna ha il coraggio di farsi intravedere tra le spesse nubi che dipingono il cielo con fosche pennellate.

Uno stanco lampione s’accende e si spegne a intermittenza, miti scintille nella sua testa di vetro.

Yuugi, affacciato alla finestra della cucina, osserva l’altalena del giardino scricchiolare e ondeggiare, mossa dal vento.

Osserva il lampione che ancora gioca con le scintille e le falene, aspettando la pioggia dalle nuvole.

-Yami, il cielo non si decide.-

Sbotta, infastidito.

Il ragazzo si blocca, una pila di piatti puliti in braccio.

-Non si decide?-

Chiede, perplesso.

-Non si decide a piovere.-

Sbuffa Yuugi, tornando a fissare il cielo scuro.

 

Mastica e sputa,
da una parte il miele

,

Yami, ridacchiando, posa la pila di piatti sul tavolo, distribuendoli.

Uno per sé, uno per Seto, uno per Yuugi.

Ha ancora il sorriso disegnato sulle labbra quando porta a tavola il cestino dei panini e la bottiglia di succo di frutta che piace tanto a Yuu.

Yuu è Yuugi, naturalmente.

Così lo chiama sempre Seto, visto che considera un nome di 5 lettere troppo lungo e stancante da pronunciare.

-Yami?-

-Si?-

-Hai chiamato tu Jono?-

-No, perché?-

-Sta venendo qui. Ha una faccia strana.-

-Forse è stanco. Gli apro la porta.-

CLACK

-Jono?-

TUM TUM
TUM TUM

La lama del coltello brillò più della luna, quella sera.

Anzi, sembrava un frammento della sua luce.

 

Mastica e sputa,
dall'altra la cera,

 

Il sangue che schizzò, disegnando sulla porta violenti dipinti scarlatti e colando dalle sue labbra, macchiò la camicia bianca dipingendola di rosso.

Yuugi fissò Jono negli occhi dorati, e lui lo osservò di rimando, prima di scappare via.

I passi sull’asfalto, e la pioggia che finalmente scorreva.

Yuugi s’avvicinò a Yami, accovacciandosi accanto a lui e fissandolo negli occhi sgranati e vuoti, nel silenzio della casa, più devastante dell’esplosione d’una bomba.

-S’è deciso a piovere, Yami. Ma perché urli? Mi stai spaccando i timpani, sai?-


Mastica e sputa,
prima che faccia neve.

 

Seto piangeva, all’ospedale.

Yuugi lo fissava senza capire.

Yami non fissava nessuno, e pensava solo a riuscire a respirare.

Il suo petto squarciato, il cuore che ancora batteva.

Le sirena assordanti dell’ambulanza, i giochi di luce tra i fanali d’emergenza e tanti pensieri attorcigliati che facevano l’amore. Strana visione, eh?

Eppure era ciò che percepiva, nella sua mente confusa.

E sentiva ancora Yami urlare.

-Seto, che succede a Yami? Perché è lì dentro?-

Seto lo fissò, incredulo.

-Ma sei stupido o cosa? Non hai visto che gli hanno fatto?-

-Cosa gli hanno fatto, Seto?-

-Il..Il...Il petto... Oddio...-

Affondò il viso pallido tra le mani, trattenendosi dal piangere.

-Uffa, m’annoio. Vado a casa.-

-Torna qua!-

Lo seguì, mentre Yuugi raggiungeva le scale.

-Yami rischia di morire e a te non frega niente?!-

-Yami non sta morendo.-

Mise il suo solito broncio infantile, come se gli stessero raccontando una bugia.

Come se tutto potesse cambiare con un semplice “Non è vero”.

-Tu sei pazzo, moccioso.-

-Io sono io, non sono un pazzo.-

Si voltò.

Strano, il movimento che scattò nelle sue mani.

Che spinsero le spalle di Yuugi, facendolo cadere per le scale.

Precipitare sul pianerottolo, con la fronte sporca di sangue.

E il suo battito accelerato.

 

Stanotte è venuta l'ombra,
l'ombra che mi fa il verso,
Le ho mostrato il coltello
e la mia maschera di gelso,


Sarà stata la caduta, forse lo shock.

Ma Yuugi non riuscì più a parlare come prima e forse capì quello che era successo.

Perché appena vide Yami, sdraiato stancamente in quel letto, scoppiò a piangere e lo abbracciò stretto.

Piansero entrambi, mentre Seto si mordeva un labbro confuso e fuori la pioggia cantava tristemente.

 

E poi, la vita come prima.

Yami non aveva mai fatto il nome dell’amico, pregando Yuu di fare altrettanto e Seto spiegò alla polizia che forse lo shock, troppo grande, aveva fatto scordare il volto del colpevole a entrambi.

 

 

E se lo sa mio padre
mi metterò in cammino
Se mio padre lo sa
mi imbarcherò lontano

 

 

E non si sorrideva. Non si sorrideva, il sorriso sembrava lavato nella candeggina, pulito e innocente, ma senza più sapore e dolcezza.

E fare l’amore in quelle mura metteva paura.

 

 

Lo fissavo dondolare sull’altalena.

Un gioco vecchio risalente ai suoi otto anni.

Dondolava, fissandosi le punte di gomma delle scarpe da ginnastica. I lacci penzolavano strusciando contro l’erba verde e un po’ stentata del giardino.

Sembrava al sicuro.

Sembrava.

E le impressioni, spesso, sono sbagliate.

 

Mastica e sputa
da una parte il miele
Mastica e sputa
dall'altra la cera
Mastica e sputa
prima che metta neve

 

Mi voltai, dandogli un’ultima occhiata, e mi diressi verso il corridoio.

Salì piano le scale, e non lo vidi più.

 

 

I piedi fermi, premuti sull’erba che urlava schiacciata.

La catena non cigolava più.

Il vento aveva cambiato la sua corrente e la sua voce.

 

 

-Ciao.-

-….-

-Ti ho salutato.-

-….C……c…Cia..o.-

-Perché parli così?-

-N…n…No..n…ci…r…ieeeesco.-

-Sai parlare solo così ora?-

Annuì.

-Yami è in casa.-

Annuì.

-S…S…sei…v…vv…venuto aa…a…..ppppporrtarlo via?-

-No.-

-C..c…c…c….c…-

Prese fiato.

-Chi d..d..d…devi ppppportaare vvvia?-

Una carezza nei capelli scuri e biondi.

 

Ho visto Nina volare
tra le corde dell'altalena
Un giorno la prenderò
come fa il vento alla schiena

 

-Di questo non devi preoccuparti. Ti spingo io sull’altalena-

Si voltò, un lampo dipinto di dolore nei suoi occhi color del sole.

Cigola la catena dell’altalena.

Nonostante sia giorno una falce di luna brilla vicino l’altalena.

-…Jono?-

 

Luce luce lontana
che si accende e si spegne
Quale sarà la mano
che illumina le stelle

 

Il suo sorriso riposa.

E’stanco, troppo stanco mentre sente passi che accendono ricordi e vendette che corrono via.

Il suo sorriso riposa.

Riposa su labbra chiare, troppo pallide e sottili per essere ancora calde.

Il suo sorriso vola via.

L’erba cambia colore e il peso del suo sogno lo trascina sul prato, tra terra che odora di pioggia e cicale e grilli che stridono bugie.

 

Mastica e sputa
da una parte il miele

 

 

Il sorriso di Yami balla.

E’ allegro, è attento, è solo per Yuugi.

Il sorriso di Yami balla.

Balla su labbra rosso scuro come sangue carnose e sensuali come i baci d’una puttana.

Il sorriso di Yami balla.

Avvicinatosi alla finestra, riprendendo il suo posto nella stanza, nella realtà, deus ex machina svegliato troppo tardi.

Il sorriso di Yami, ballando troppo, s’è infranto cadendo sul pavimento.

 

Mastica e sputa
dall'altra la cera


Ed è la fine!

Il teatro chiude il suo sipario lacrimante su una scena da commedia americana, tra urla disperate di dolore che PAIONO vere!

Il pubblico è contento, il pubblico ACCLAMA questo duetto di sofferenze.

Oh, ma che succede?

Ma..

Sta piangendo davvero?

Sono davvero lacrime…

Quelle che rigano il suo volto, mentre stringe al petto Yuugi morente, la camicia candida in contrasto con la sua pelle scura va tingendosi di rosso…

Oh…

Ma il mio sogno cade a pezzi..?

 

Mastica e sputa
prima che venga neve…

 

Oh.

 

 

 

Scricchiola la catena, forse è un po’ arrugginita. Le darò un’occhiata.

Scricchiola la catena, spinta dal vento.

 

 

 

 

°The End°




mercoledì, 19 luglio 2006 16:47

SaNcTuArYLiLiTh

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ygo